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Industria casearia italiana: efficienza energetica per una maggiore competitività

Industria casearia italiana: efficienza energetica per una maggiore competitività 17/01/2018
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Gli italiani sono consumatori abituali di formaggio, alimento che nel food e nelle nostre abitudini riveste un ruolo insostituibile. La tradizione gastronomica del nostro Paese è fatta di innumerevoli localismi caseari, che ogni giorno devono affrontare la sfida di offrire prodotti “leggeri”, attenti al benessere, e soddisfare la richiesta di qualità e convenienza.

INDAGINE DOXA

Doxa, società di ricerca e analisi di mercato, insieme al mensile Food, ha svolto un’indagine in merito alla distribuzione e al consumo di questi prodotti, concentrandosi sia sui punti vendita sia sugli utenti. È emerso che la presenza di formaggi è massiccia e omogenea: i formaggi a pasta dura, semidura, molle, freschi e industriali si trovano in tutti i 112 negozi visitati. Tra i più referenziati troviamo Parmigiano Reggiano e Grana Padano (97%), pecorino, formaggi con i buchi, provola/provolone (88%), Asiago (84%) e Fontina/Fontal (71%).

DISTRIBUZIONE ESTESA

Nel complesso sono molti i formaggi che godono di una distribuzione estesa: formaggi fusi (100% dei 112 punti vendita visitati), spalmabili (98%), ricotta (97%), robiola (96%), mozzarella vaccina (96%), Gorgonzola (95%), crescenza/stracchino (93%), mascarpone (93%), scamorza (90%) e formaggi a cubetti (88%) sono quelli maggiormente diffusi. Elevata appare anche la percentuale di negozi che vendono formaggi aromatizzati (62%).

AMPIO CONSUMO

La distribuzione è tale perché la domanda è forte: l’84% degli intervistati ha dichiarato di consumare formaggio più volte a settimana e l’11% una volta a settimana. Solo il 5% consuma questo prodotto più raramente.

Ai partecipanti al sondaggio è stato anche chiesto di elencare i formaggi preferiti, fra cui troviamo il Grana Padano (30% delle risposte), seguito da mozzarella di bufala (28%), Parmigiano Reggiano (26%), crescenza/stracchino (23%), mozzarella vaccina (16%), Gorgonzola (15%, che diventa 20% tra gli uomini), Asiago (13%), Brie (12%), formaggi spalmabili (12%, ma tra le donne si arriva al 19%) e pecorino (12%). Questi vengono utilizzati nella preparazione di piatti (32%) ma soprattutto gustati come cibo a sé stante, che non viene abbinato ad altri alimenti (68%).

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Per mantenere alti standard qualitativi e rispondere alle richieste del mercato, nonché fronteggiare la concorrenza estera, servono innovazione e risorse da investire. Per questo abbiamo realizzato la Guida intitolata: “Ridurre gli sprechi: 10 suggerimenti per i caseifici per ridurre i consumi e tagliare i costi energetici”.

Installare un impianto fotovoltaico, eliminare le perdite nel circuito vapore, recuperare calore dal processo di raffreddamento del siero, aumentare la coibentazione termica o installare un impianto di cogenerazione sono solo alcuni degli interventi consigliati a chi ha un caseificio: incrementare la propria efficienza energetica significa risparmiare energia e recuperare risorse che aiutino a migliorare la propria competitività e ridurre l’impatto ambientale.

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